lunedì 1 maggio 2017

diavolo d'un cane

Sul cavallo di Brunilde può salire anche Faust. Tanti sono gli animali o gli elementi naturali menzionati nella tragedia, sin dalle prime battute. Nella II scena della I parte dell'opera, Mefistofele assume le sembianze di un cane che, il giorno di Pasqua, segue Faust. 


La notte  precedente Faust aveva attraversato un momento di profondo sconforto che lo aveva portato a desiderare la morte.  Pur avendo fama di dotto, pur essendo considerato un maestro,  aveva avvertito che, tutto sommato, il suo sapere era  inutile, insufficiente. 

(…) Come? Ancora qui io carcerato? / Cerchiato da questo cumulo di libri /che ti rodono i tarli, la polvere copre,/ che carte annerite circondano (…)

Già, quel che si chiama sapere. Ma chi /Si rischia a dire pane al pane?/ I pochi che ne hanno saputo qualcosa, /Che hanno dato corso, pazzi, alla piena dell’anima /E fatte palesi alle plebi le proprie passioni e i pensieri,/ Li hanno sempre messi in croce o sul rogo. (…)


Mentre sta per portare alla bocca un calice in cui aveva versato del veleno,  un suono di campane a festa gli ricorda l’infanzia, l’età dell’innocenza e lo trattiene dal compiere il gesto estremo. 

Nella serena atmosfera della domenica di Pasqua, Faust,  rinfrancato, esce e passeggia per le strade in compagnia del suo discepolo Wagner, ricevendo il saluto di chi lo incontra. Il dottore è considerato un sapiente, un uomo generoso ma Faust sente di non meritare niente.

Il dottore torna quindi nel suo studio seguito da un cane: è Mefistofele che subito si trasforma, sbarazzandosi  della forma provvisoria assunta.


*secondo Paracelso, la Salamandra corrisponde 
allo spirito del fuoco, l’Ondina a quello dell’acqua, 
la Silfide a quello dell’aria, il Coboldo a quello della terra
Faust. (…)Ma che mi tocca di vedere? /Può capitare una simile cosa in realtà?/ Come si fa grande e grosso! /S’alza di prepotenza, Non ha più nulla che paia un cane… /Che spettro mi son portato qua dentro! (…)/ Per affrontare questa bestia, /Anzitutto la formula dei Quattro. « Bruci la Salamandra, si contorca l’Ondina, si dissolva il Silfo, S’affanni il Coboldo.» *

Faust. Come ti chiami? 

Mefistofele. Domanda, direi, futile per chi tanto disprezza la parola e remotissimo da tutte le apparenze mira soltanto all’essenza delle cose. 

Faust.(…)Corruttore, maestro di menzogna. Su, chi sei?


Mefistofele. Una parte della forza che vuole sempre il male e opera sempre il bene. 

Faust. Con questo indovinello che intendi dire? 

Mefistofele. Sono lo spirito che dice sempre di no. Ed a ragione. Nulla c’è che nasca e non meriti di finire disfatto.(…) Così tutto quello che dite Peccato o Distruzione, Male insomma, è il mio elemento vero. 

Faust. Tu mi dici una parte e mi stai dinanzi intero?

Mefistofele. Ti dico una modesta verità. Mentre l’uomo, microcosmo di pazzia, si considera, quasi sempre, tutto, una parte della parte sono io che, un tempo, è stata il Tutto.

Mefistofele chiede di uscire dallo studio ma è bloccato da un pentagramma tracciato sul pavimento. Un topo rode un angolo dell’impronta e Mefistofele è libero.
Mefistofele rientra nello studio nelle vesti di un cavaliere e propone a Faust un patto. Gli procurerà ogni sorta di piaceri in cambio del dominio, dopo la morte, della sua anima

Mefistofele. Io mi impegno a servirti quaggiù A un tuo cenno, sempre e subito. Quando di là noi ci ritroveremo Dovrai fare altrettanto con me.

Faust scommette che niente riuscirà a placare la sua insoddisfazione, la tensione al superamento di quanto già è.

Faust. E che vuoi darmi povero diavolo? L’hanno, i tuoi simili, compresa mai la mente umana quando tende all’alto? Hai piatti che non sazino, hai oro rosso che scorra via tra le dita come argento vivo? Un gioco dove non si vinca mai? (…) Fammi vedere il frutto che, prima di coglierlo, è marcio; L’albero che ogni mattina rinverde.

Mefistofele. E’ un compito che non mi spaventa, Posso servirti tesori del genere. (…) 

Faust. Se mai prenderò requie su un letto di pigrizia Sia per me la fine, allora! Se potrai illudermi a segno Che io sia gradito a me stesso, Se mi potrai, nel piacere, ingannare, Sia quello il mio ultimo giorno! T’offro questa scommessa. 

Mefistofele. Accetto. 

Faust. E qua la mano. Dovessi dire all’attimo: «Ma rimani! Tu sei così bello!»



La trama dell'opera

Dio permette a Mefistofele di tentare Faust, un uomo avanti con gli anni ma dotato ancora di una grande tensione ideale. Il diavolo pensa di riuscire a spegnere le aspirazioni di Faust, di appagarlo con beni terreni. Gli propone dunque un patto: si metterà al suo servizio e gli procurerà ciò che vorrà, in cambio Faust diventerà suo servitore nell’aldilà. Faust accetta, già sapendo che lo streben, ovvero la sua incapacità di sentirsi appagato, non consentirà al diavolo di aver partita vinta. Ottenuta magicamente una seconda giovinezza, Faust incontra Gretchen ( Margherita) e riesce a sedurla. La relazione finirà in modo drammatico. La fanciulla sarà condannata a morte dopo aver provocato involontariamente la morte della madre e, in preda alla disperazione e allo sconforto, quella del bambino avuto da Faust. Faust tenta di liberarla dalla prigione ma Margherita rifiuta il suo aiuto.

Nella seconda parte dell’opera Mefistofele conduce Faust nel «grande mondo» e lo fa diventare ministro dell’Imperatore, amante di Elena di Troia e infine feudatario. Per liberare definitivamente Elena dall’Ade e riportarla sulla terra, Faust vola in Grecia con Mefistofele e Homunculus, un essere creato in laboratorio, che, avendo una natura immateriale, cerca un corpo per divenire un’individualità. La relazione d’amore tra Faust e Elena è simbolo dell’incontro tra mondo classico e mondo germanico-cristiano. Dopo la morte di Euforione, figlio di Elena e Faust, Elena scompare per sempre. Successivamente, Faust come ricompensa per aver determinato con l’aiuto di Mefistofele la vittoria in battaglia dell’imperatore, ottiene un lembo di terra in riva al mare. Vuole bonificarlo a vantaggio degli uomini che lo abiteranno. Per la realizzazione del progetto , però, due anziani coniugi, Filemone e Bauci, finiranno per essere sacrificati.

Ormai centenario, con la visione del sogno generoso di dare una terra a un popolo, Faust sembra aver raggiunto l’appagamento, potrà dire all’attimo fuggente di fermarsi. Mefistofele è certo che il momento di prendere l’anima di Faust è giunto; i lemuri stanno già scavando la fossa. Faust muore ma gli angeli riescono a prendere la sua parte immortale e a portarla in cielo. Faust è morto in previsione della felicità derivante dal suo progetto, non ne ha goduto effettivamente e perciò Mefistofele non ha vinto la sua scommessa. Il suo Streben* diventa causa della sua salvezza. «Chi si affatica sempre a tendere più oltre noi possiamo redimerlo», cantano gli angeli.



* streben : pensiero e volontà protesi ad uno scopo, forte passione che li accompagna, e, i nsieme, azione per conseguirlo. 





L’ultima scena del Faust, Gole montane, è stata messa in musica da Gustav Mahler e costituisce la II parte della sua VIII sinfonia.

Cliccando qui , puoi ascoltare ( è molto bella :-)  la trascrizione in chiave musicale del coro mistico, gli ultimi versi del Faust .




2 commenti:

  1. come commento sonoro potremmo mettere Black eyed dog di Nick Drake... (meglio ancora: Hellhound on my trail, Robert Johnson)
    (provvederemo appena possibile). Però questo cane infernale è molto più gentile, appena un po' subdolo, direi del genere "patti chiari, amicizia lunga" (beh, quasi)

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  2. presumibilmente nell'attimo in cui scrivevi il commento, io provvedevo a integrare il post inserendo un link alla VIII di Malher. Direi però che dei tuoi suggerimenti va fatto tesoro. Mi attivo..
    Sì, penso che anche Mefistofele sia un povero diavolo, anche a lui manca sempre qualcosa ..

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